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MESOTELIOMA (testo da wikipedia)

 

Il mesotelioma è una neoplasia che origina dal mesotelio, lo strato di cellule che riveste le cavità sierose del corpo (pleura, peritoneo, pericardio, cavità vaginale dei testicoli).
La quasi totalità dei casi rilevati è correlata all'esposizione alle fibre aerodisperse dell'asbesto (amianto), con latenza 15-45 anni e decorso 1-2 anni.
Macroscopicamente si presenta come una placca pleurica, più raramente nodulare. La sua crescita può portare a obliterazione dello spazio pleurico e conseguente blocco polmonare; nel caso richiede intervento demolitivo. Si presenta in tre forme istologiche: epitelioide, sarcomatoide e bifasica. La diagnosi è istologica/radiologica ed è positivo per la calretinina. Prognosi infausta. Caratterizzato da aggressività e resistenza alle comuni terapie, consente una sopravvivenza media di 7,7 mesi (range 1-72) dal momento della diagnosi. L’età maggiormente colpita è compresa tra i 40 e i 60 anni con il sesso maschile affetto nel 60% dei casi.
L’incidenza di questa neoplasia appare in crescita in tutto il mondo con circa 2,2 casi per milione di abitanti. Essendo fortemente correlata all'uso industriale dell'amianto, attualmente vietato ed in fase di eliminazione in alcuni paesi, ed essendo la patologia ad alta latenza temporale, si prevede un picco di casi intorno al 2020, ed una successiva decrescita.
 

Di seguito riportiamo l'argomento trattato dal sito www.airc.it

mesotelioma, la triste eredità dell'amianto - Colpisce ogni anno due italiani maschi ogni centomila, soprattutto tra coloro che sono stati esposti, per motivi professionali o per vicinanza, all’amianto. In futuro, grazie alla messa al bando di questo materiale, sarà ancora più raro. Intanto, però, si sta affrontando il momento più critico. Ostacola il propagarsi del fuoco in caso di incendio, assorbe i rumori, è elastico, inestinguibile nelle sue funzioni: sono alcune delle qualità che hanno determinato il grande successo dell’amianto (alias asbesto), un materiale che viene scavato dalle viscere della Terra e che era impiegato già dai Greci e Romani, ma che ha incontrato un autentico boom in tutto il mondo industrializzato dopo la seconda guerra mondiale. Sono quelli gli anni in cui l’Eternit (cemento più amianto) conquista l’industria edilizia, finisce nei tetti e nelle pareti che rivestono scuole, fabbriche, abitazioni, diventa il materiale isolante preferito nei grandi impianti petrolchimici, nelle centrali termoelettriche e sui vagoni dei treni. Quando cominciano ad affiorare i primi dubbi consistenti sulla sua salubrità, circa a metà degli anni Sessanta, l’amianto sta toccando lo zenit della sua trionfale parabola. Gli esperti sospettano che respirare le minuscole fibre da cui è composto possa provocare danni al sistema respiratorio.

Oggi i casi delle persone esposte 30 anni fa - Tumore estremamente raro già oggi , il mesotelioma diventerà dunque ancora più sporadico nel futuro, ma intanto bisogna affrontare l’onda lunga dei mesoteliomi che si stanno manifestando ora in persone esposte all’amianto 30 o 40 anni fa. In Italia si contano ogni anno un migliaio di morti per questo tumore maligno: colpisce infatti ogni anno due italiani maschi ogni 100.000, mentre la percentuale si dimezza tra le donne (una ogni 100.000).

«L’Italia ha creato un Registro Nazionale dei mesoteliomi che permette di tenere sotto controllo i nuovi casi e in cinque Regioni (Piemonte, Liguria, Toscana, Puglia, Emilia- Romagna) la raccolta dei dati è negli ultimi anni molto efficiente, al punto da consentire di seguire i nuovi pazienti fin dal momento della diagnosi, con la raccolta di una documentazione clinica e patologica che include la storia del paziente, l’eventuale esposizione all’amianto nel corso della vita e altri elementi preziosi dal punto di vista scientifico», spiega Pietro Comba, direttore del Reparto di Epidemiologia ambientale dell’Istituto Superiore di Sanità. «Anche a livello internazionale si discute dell’aumento dei mesoteliomi. Negli Stati Uniti i casi erano nettamente aumentati tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta, quando è venuta al pettine la massiccia esposizione all’amianto subita soprattutto durante la seconda guerra mondiale, specie tra gli operai dei cantieri navali dove venivano costruite portaerei e corazzate. I casi sono però diminuiti fin dagli anni Novanta: ciò lascia pensare che il picco della curva epidemica sia già stato raggiunto, che il massimo numero di casi per anni si sia già visto e che ora, grazie alla messa al bando tempestiva dell’amianto, sia iniziata la china discendente».

L’Europa, invece, è ancora nella fase di crescita della mortalità per mesotelioma: ma si tratta di un dato medio. Nei Paesi scandinavi, che bandirono l’amianto già all’inizio degli anni Settanta, i casi sono in calo. In altri Paesi, meno attenti all’esposizione all’amianto, i nuovi casi sono invece in forte aumento. Nei Balcani e nell’Europa Centro Orientale, dove ben poco è stato fatto per limitare la diffusione di questa sostanza nell’ambiente, è lecito attendersi ulteriori impennate. In Italia non è ancora stato raggiunto il picco che dovrebbe però essere vicino.

Più colpite le regioni industrializzate - «Nel nostro Paese sono quattro le Regioni in cui la mortalità per mesotelioma risulta superiore alla media: Liguria e Venezia-Giulia, a causa della storica presenza dell’industria dei cantieri navali, Piemonte e Lombardia a causa della presenza dei due principali poli per la produzione di Eternit (Casale Monferrato e Broni, entrambi chiusi dopo la legge del 1992 e attualmente sottoposti a bonifica dei suoli)», continua Comba.

«Ci sono poi aree in cui fibre simili all’amianto sono presenti naturalmente nel terreno: un esempio è Biancavilla, un comune siciliano nella zona dell’Etna, il cui suolo è ricco di fluoro-edenite, una fibra prima sconosciuta e scoperta solo dopo la segnalazione di un numero abnorme di mesoteliomi nella popolazione locale. Attualmente a Biancavilla, inserita tra i 55 siti di interesse nazionale per la bonifica dei suoli, sono in atto speciali interventi indirizzati a frenare i rischi: dalla bonifica dei suoli all’asfaltatura delle strade sterrate, dalla rimozione di detriti sparsi nel territorio alla chiusura di cave contaminate.

Attività simili sono in atto o in progettazione a Casale Monferrato e Broni. In alcuni Paesi sono stati fatti studi secondo i quali il rischio di mesotelioma aumenterebbe anche in persone che non hanno subito un’esposizione all’amianto di tipo professionale, ma che hanno abitato vicino alle fabbriche dove veniva prodotto, o vissuto in case e lavorato in uffici sottoposti a una dispersione di fibre d’amianto. Ciò pare accadere soprattutto quando sia stata utilizzata una particolare forma di amianto detta “a spruzzo” e o un particolare tipo di amianto chiamato amosite».

L’esposizione all’amianto è di gran lunga il fattore di rischio più frequente per lo sviluppo di un mesotelioma, ma non è comunque l’unico. In casi rari e circoscritti, può avere un ruolo anche l’esposizione alle radiazioni in seguito a una radioterapia a livello toracico (a dosi massicce e senza le dovute precauzioni). Alcuni studi sono in corso per valutare l’azione del virus SV40: presente nelle scimmie, contagiò negli anni Cinquanta anche alcuni cittadini indiani attraverso vaccini antipolio contaminati. Le prove a riguardo sono comunque contradditorie e richiedono ulteriori approfondimenti.

La chirurgia, un approccio difficile - «I mesoteliomi sono tumori che hanno una scarsa propensione a espandersi nell’organismo e a sviluppare metastasi, ma sono comunque difficili da guarire perché - essendo molto aggressivi a livello locale - sono in grado di determinare danni devastanti già nella sede di insorgenza, vale a dire sulla membrana che avvolge i polmoni» , dice Ugo Pastorino, direttore della Chirurgia toracica dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano. «A essere progressivamente compromessa è in primo luogo la funzione respiratoria. I mesoteliomi sono anche tumori estremamente difficili da rimuovere con la chirurgia, un po’ perché in genere si scoprono quando sono estesi su una superficie molto ampia della pleura e un po’ perché il bisturi deve essere mosso con cautela per non danneggiare i polmoni, il cuore e i grandi vasi sanguigni. Inoltre trattandosi di tumori relativamente rari, ancora poco si sa su di essi sotto il profilo biologico, soprattutto per quanto riguarda le varie tappe del processo che porta alla loro formazione e al loro sviluppo».

Scelte terapeutiche complicate - Difficili da sradicare completamente con la chirurgia, i mesoteliomi rispondono poco anche alla chemioterapia e alla radioterapia: si sa, quindi, che sono anche tra i tumori dalla prognosi meno fausta. Solo una bassa percentuale di pazienti risulta sopravvivere a cinque anni dalla diagnosi, a prescindere dalle terapie somministrate. Più di ogni altro tipo di tumore, i mesoteliomi vanno trattati in maniera personalizzata, valutati caso per caso, in funzione dell’estensione raggiunta dalla malattia al momento della diagnosi, della sua aggressività, della sua localizzazione, ma anche in funzione dell’età e delle condizioni generali del paziente.

«Lo specialista si trova spesso in difficoltà nel decidere la strada da intraprendere, nel valutarne con precisione i benefici ma anche i danni potenziali, tra effetti collaterali e qualità della vita compromessa dalla malattia piuttosto che dalle terapie messe in atto», continua Pastorino. «Ci sono casi in cui si ritiene conveniente limitarsi a un intervento poco più che palliativo, con la semplice rimozione del versamento polmonare, ovvero del liquido che si deposita tra la pleura e il polmone: è sufficiente a ristabilire una buona qualità della vita, ma ovviamente non va a incidere sul tumore. In altri casi può valere la pena effettuare una rimozione chirurgica dell’intera pleura (pleurectomia), senza rimuovere il polmone: un intervento relativamente semplice, che consente di eliminare il 90 per cento della malattia presente e non provoca troppi danni, se la malattia è circoscritta alla parete esterna del sacco pleurico.
In altri casi ancora viene tentata una chirurgia radicale, che prevede l’asportazione di tutta la pleura e degli organi vicini, dal polmone, al diaframma e al pericardio. Sostenitore di questo intervento radicale è soprattutto la scuola chirurgica di Boston, negli Stati Uniti, dove, con questa tecnica hanno ottenuto tassi di sopravvivenza a cinque anni piuttosto elevati (20-30 per cento nella media, fino al 50 per cento nei pazienti con forme iniziali). Va tuttavia considerato che questo intervento così demolitivo richiede una riabilitazione lunga, impone tempi di recupero importanti ed effetti collaterali pesanti. La stessa qualità della vita risulta chiaramente limitata, anche se col passare del tempo viene registrato un buon adattamento dell’organismo del malato alla nuova condizione».

Insomma, decidere l’approccio terapeutico per questo tipo di tumori è ancora davvero difficile, anche se oggi sono disponibili esami come la TAC spirale, la PET e la risonanza magnetica che, con le biopsie, consentono di valutare con precisione il tipo e il sottotipo di tumore con cui si ha a che fare (ci sono varianti che beneficiano della rimozione chirurgica, altre no) e aprono buone prospettive per una diagnosi precoce.

Meglio un centro con vasta casistica - Per tutti questi motivi è essenziale che la chirurgia sia eseguita in centri di alta specialità. L’Istituto Nazionale Tumori di Milano ha maturato una grande esperienza in questo campo, mettendo a punto, per esempio, una tecnica innovativa per la ricostruzione del diaframma dopo resezione radicale, e ha dimostrato di poter offrire questo trattamento con una mortalità decisamente inferiore alla media.

«Oltre alla chirurgia, il medico può contare sulla radioterapia e la chemioterapia. La prima ha un uso limitato, altrimenti potrebbe distruggere il polmone. Se quest’ultimo è stato invece già asportato, la radioterapia può essere impiegata in modo più radicale. Sul fronte della chemioterapia va segnalato l’arrivo recente di un nuovo farmaco - il pemetrexed - appena approvato dalla Food and Drug Administration statunitense, che sembra in grado di aumentare la sopravvivenza del paziente e, soprattutto, sembra capace di migliorare la qualità della sua vita», dice Giorgio Vittorio Scagliotti, specialista di malattie dell’apparato respiratorio all’Università di Torino. «Il pemetrexed agisce di fatto su diversi enzimi all’interno della cellula neoplastica. Viene somministrato per via endovena ed è molto ben tollerato: può essere aggiunto ad altri farmaci e ha dimostrato, in associazione al cisplatino, di aumentare del 20-30 per cento la sopravvivenza del paziente rispetto al cisplatino somministrato da solo».

In futuro si spera di poter contare sulle terapie biomolecolari, le cui prime sperimentazioni sono però ancora agli stadi preliminari del lungo processo che porta all’approvazione di nuovi farmaci al letto del paziente.
«Nei laboratori dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, anche grazie a finanziamenti AIRC, stiamo provando a “spegnere” alcuni fattori che consentono alle cellule di mesotelioma di sopravvivere», dice Nadia Zaffarone dell’Istituto. «In particolare, stiamo testando i ribozimi, sorta di “forbici” capaci di tagliare, all’interno della cellula, i messaggeri che portano alla formazione di “ surviving”, una proteina che impedisce alle cellule di mesotelioma di morire come succede alle cellule sane. Un altro tentativo in corso è l’inibizione dell’espressione o dell’attivazione della telomerasi, altro fattore che determina l’immortalità della cellula tumorale. I risultati di laboratorio sono per il momento incoraggianti» .

 

COME AGISCE L’AMIANTO - Si sa con certezza che l’esposizione all’amianto fa aumentare il rischio di mesotelioma, ma non si conosce in ogni particolare il meccanismo con cui l’esposizione favorisce la trasformazione in tumorale di una cellula sana della pleura. «Sono in gioco diversi meccanismi, che agiscono sia nelle fasi iniziali sia in quelle finali del lungo processo che porta una cellula sana a diventare tumorale», dice Pietro Comba dell’Istituto Superiore di Sanità. «In primo luogo è possibile che il DNA della cellula venga danneggiato direttamente attraverso la formazione di radicali liberi. Un altro danno si può registrare nel momento in cui la cellula sana si replica, attraverso un’alterazione nel numero dei cromosmi nelle cellule “figlie”. Le fibre di amianto provocano infine un’infiammazione cronica a livello locale che favorisce la cosiddetta fibrosi polmonare (asbestosi) oppure veicolano all’interno dei polmoni altri cancerogeni chimici presenti nell’ambiente, come gli idrocarburi policiclici aromatici».

NON COLPISCE SOLO LA PLEURA - Il mesotelioma colpisce soprattutto la pleura che avvolge i polmoni, ma anche altre membrane che rivestono gli organi cavi del nostro corpo: per esempio il peritoneo, il pericardio (che riveste il cuore), la tunica vaginale del testicolo. La forma pleurica è comunque di gran lunga prevalente: da sola equivale al 90-95 per cento di tutti i casi registrati e se il mesotelioma del peritoneo può rappresentare il 5-10 per cento dei casi, le altre forme sono davvero eccezionali. «Anche le varianti hanno purtroppo una prognosi piuttosto infausta, come il mesotelioma della pleura», dice Ugo Pastorino dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano. «Vengono affrontati con un approccio multidisciplinare: alla rimozione chirurgica vengono spesso associati radio e chemioterapia».

TAC-SPIRALE PER CHI È A RISCHIO - Per alzare i tassi di guarigione del mesotelioma è necessario fare una diagnosi molto precoce sulle persone a rischio in quanto esposte in passato in maniera intensa all’amianto, anche senza che abbiano ancora sviluppato alcun sintomo (sintomi che oltretutto per questo tipo di tumore sono molto generici, quali tosse, dolore al torace, febbre). «La TAC spirale, un esame che consente di visualizzare lesioni minime, anche di tipo benigno (placche pleuriche benigne), permette di tenere sotto controllo l’avanzare della malattia e di intervenire prontamente e a ragion veduta», dice Ugo Pastorino. «È lecito quindi attendersi in futuro un numero maggiore di successi terapeutici, anche se mancano ancora studi scientifici definitivi, che però presto partiranno. La TAC spirale è un esame relativamente diffuso in Italia, non troppo costoso per il sistema sanitario e di gran lunga più efficace di una radiografia al torace. La semplice radiografia, con cui purtroppo capita ancora di fare prevenzione, serve invece a poco per la diagnosi precoce di un mesotelioma».

QUANDO CI SI DEVE PREOCCUPARE  - Chi dorme sotto un tetto in Eternit o tra pareti in cui sia presente amianto, cosa deve fare? Secondo alcune stime grossolane, circa 2,5 miliardi di metri quadri di Eternit sarebbero tuttora presenti negli edifici delle nostre città. «Solo nelle scuole italiane è stato effettuato un censimento a tappeto e sono già stati bonificati tutti gli edifici in cui venne utilizzato l’amianto “a spruzzo”. Per case, fabbriche e uffici, questo censimento, previsto dalla legge del 1992 con cui l’amianto venne messo al bando, è ancora quasi tutto da fare. Un ritardo dovuto a motivi culturali, a risorse economiche limitate, ma anche a meccanismi che premiano di fatto chi fa la politica dello struzzo e finge di non sapere e di non vedere», dice Pietro Comba dell’Istituto Superiore di Sanità. Eliminare tutto questo amianto non sarebbe comunque semplice: ogni rimozione effettuata senza le necessarie cautele determina infatti una massiccia liberazione delle stesse fibre dell’amianto nell’ambiente. Lasciato dov’è, invece, l’amianto non crea problemi, finché col tempo o a causa di una ristrutturazione non si sfarina e non viene rilasciato nell’ambiente. Solo se vicino alla propria abitazione o in casa propria ci sono materiali contenenti amianto in cattive condizioni il singolo cittadino ha una ragione concreta di preoccuparsi. In tal caso è bene chiamare l’ufficio competente istituito presso l’ARPA, l’Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente, che fornisce anche una lista delle imprese abilitate alla rimozione. È importante anche farsi rilasciare dall’impresa una ricevuta che attesti il corretto smaltimento dei rifiuti contenenti amianto: gran parte della spesa necessaria all’intervento è legata proprio ai costi di distruzione, per cui sono stati segnalati casi di imprese poco serie che hanno eliminato il materiale in discariche non abilitate.

LE BATTAGLIE LEGALI - Tutti gli specialisti che si occupano di mesotelioma sono purtroppo anche chiamati a certificarne l’origine legata all’esposizione all’amianto. La ragione è molto semplice. Sono in corso da molti anni, in diverse procure d’Italia, numerosi processi contro le fabbriche che hanno esposto i lavoratori a questo pericolo. Alcuni processi, come quello contro il polo navale di Porto Marghera, contro le acciaierie Falk o contro il petrolchimico di Brindisi, hanno anche occupato le pagine di cronaca dei giornali. La ragione: se da un lato oggi si sa con certezza che è l’amianto la causa del tumore, è difficile dimostrare che i dirigenti delle industrie chiamate a risarcire i malati o i loro eredi potessero sapere fin dagli anni Settanta di questo rischio. Infatti, le segnalazioni in letteratura scientifica dei danni da amianto cominciano ad apparire negli anni Sessanta, e negli Stati Uniti l’uso di questo materiale da costruzione è stato prima limitato e solo successivamente bandito dopo la dimostrazione scientifica completa della nocività dell’amianto. Ancora più complessa è la dimostrazione di un nesso di causa-effetto per coloro che sono stati esposti all’amianto in quanto abitanti vicino ai luoghi di produzione.

A CHI RIVOLGERSI - Trattandosi di tumori rari, i mesoteliomi vanno trattati in pochi centri specializzati, dove si concentrano le esperienze e le diverse competenze indispensabili: dal chirurgo toracico all’oncologo medico, al radioterapeuta. Prima di scegliere lo specialista a cui affidarsi, è bene chiedergli la sua esperienza specifica nel campo, quanti casi di mesoteliomi ha trattato, quali prospettive è in grado di offrire in termini di sopravvivenza e di qualità della vita. Di seguito, alcuni tra i centri italiani che hanno sviluppato le casistiche più ampie:

 

Accessori
Amianto
Attrezzature
Coperture
Fotovoltaico
Idraulica
Lattoneria
Sicurezza

 ETERNIT             
Eternit
Eternit costi rimozione
Eternit rimozione
Eternit incapsulamento
Eternit smaltimento
Eternit discarica
Eternit procedure
Corde e nastri
Vinil-amianto
Altri usi amianto
P.R.A.L.

 PRODOTTI         
Eternit ecologico
Pannelli sandwich
Tegola marsigliese
Tegola portoghese
Coppo
Isotec
Isocoppo
Metcopppo

 PROCEDURE     
Analisi Sem
Analisi Mocf

 MALATTIE         
Mesotelioma
Asbestosi
Carcinomi polmonari

 

 

 

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